Principio di responsabilità
"Non siamo preda di un complotto, ma di peggio. È una "logica". Una diserzione collettiva. I teorici del complotto si sbagliano. Un popolo forte non si lascia catturare, né schiacciare dal sistema che lo domina. Ogni popolo è responsabile del suo destino. Quello che ci sta capitando è colpa nostra, non di altri. Noi siamo gli attori responsabili delle nostre sconfitte. Un popolo non è vittima della sua cancellazione culturale o etnica, ne è autore e complice, per diserzione, quando rinuncia a difendersi. Il dominio culturale degli Stati Uniti, la lenta e sorda colonizzazione della Francia e dell'Europa da parte del Terzo mondo non è solo il risultato di una manipolazione. Noi abbiamo lasciato fare. Il nostro popolo aveva i mezzi per difendersi. Democraticamente. Non abbiamo voluto. Il "direttore d'orchestra occulto" non ha il potere di fare quello che vuole di fronte a un popolo determinato a resistere fino in fondo".
Guillaume Faye (da Archeofuturismo)
in quest'ultima settimana di libertà mi sono concesso la lettura di un libro che tenevo da tempo nel cassetto..
veramente bello, forse uno degli ultimi nietzschiani in circolazione... certo alcune teorie su economia e genetica sono farsesche, ma il resto vale..
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giovedì 26 febbraio 2009
domenica 16 novembre 2008
Camulod

la settimana scorsa ho finito di leggere l'ultimo libro della saga di Camelot rivisitata da Jack Whyte..
generalmente non mi piacciono le storie troppo mitologiche, preferendo di gran lunga la storia "reale", eppure devo dire che è uno dei cicli di libri più belli che mia sia capitato di leggere...
la storia è piuttosto corposa e lunga, in quanto si tratta di una decina di libri da 400 pagine l'uno... (il primo l'avevo iniziato durante lo "studio" di diritto privato un anno fa.. ^^).. cmq ne è valsa veramente la pena..
per qlc in fo in più..
martedì 23 settembre 2008
Der Untertgang des Abendlandes
ci son su da più di due mesi ma ormai vedo la fine del tunnel.. ^^'
qualche stralcio su alcuni temi di rilievo lo posto..
Fellahim
qualche stralcio su alcuni temi di rilievo lo posto..
Fellahim
E' nelle città cosmopolite che, a fianco di una minoranza la quale ha una storia, che vive in sè la nazione, che sente di rappresentarla, sorge una seconda minoranza, costituita da uomini estraniatisi dai tempi, astorici: letterati, uomini che non sanno di un destino, ma solo di cause ed effetti, uomini che hanno perduto ogni contatto interiore col sangue e con l'essere e sono puro essere desto pensante; costoro non riescono più a trovare qualche significato "ragionevole" nell'idea di nazione. E in effetti essi non appartengono più alla nazione; difatti i popoli della civiltà, identici alle nazioni, sono forme correnti dell'esistenza mentre il cosmopolitismo è mera combinazione intellettualistica fra esseri desti. [...] Il cosmopolitismo è letteratura e tale resta: ferratissimo per quel che riguarda gli argomenti, è assai debole quando si tratta di difenderli, non con altri argomenti, bensì col proprio sangue.
Ma proprio tale minoranza, intellettualmente superiore all'altra, combatte con armi spirituali, e può farlo, perchè la città cosmopolita è puro spirito, sono prive di radici e già in sè stesse costituiscono ciascuna un dominio collettivo "civilizzato".
I cosmopoliti nati e i fanatici della pace mondiale della riconciliazione dei popoli - nella Cina degli stati in lotta, nell'India Buddhistica, nell'ellenismo e al giorno d'oggi -sono i capi spirituali del fellachismo. Panem et circenses - questa non è che un'altra formulazione del pacifismo. Un elemento antinazionale è sempre esistito nella storia di tutte le civiltà, si sappia o no della sua esistenza. Il pensiero puro, rimesso soltanto a sè stesso, è stato sempre estraneo alla vita ed ostile alla storia, antiguerriero, senza razza. [...] per diversi che siano questi casi [...] la volontà di potenza è sopraffatta da una tendenza, i cui rappresentanti sono spessissimo uomini privi di istinti originari ma tanto attaccati alla logica, uomini i quali si trovano a proprio agio in un mondo di verità astratte, di ideali e di utopie: spiriti libreschi che credono di poter sostituire la realtà alla logica, alla potenza dei fatti una giustizia astratta, al destino la ragione. [...] Nella "storia dello spirito" essi hanno una posizione eminente: fra di essi si trova una lunga serie di nomi celebri, ma dal punto di vista della storia reale essi rappresentano qualcosa di inferiore.
Il destino di una nazione che deve far fronte agli avvenimenti del suo mondo dipende dalla misura in cui la razza riesce ad impedire che un fenomeno del genere eserciti un'azione storica. [...] In ogni caso il popolo romano trionfò sulle altri parti del mondo antico perchè seppe escludere dalla linea della sua politica gli istinti fellach dell'ellenismo.
Una nazione è umanità portata in forma vivente. Il risultato pratico di tutte le teorie di riforma universale è regolarmente l'avvento di una massa informe e astorica. Tutti i riformisti e i "cittadini del mondo" difendono ideali da fellach, coscientemente e incoscientemente. Il loro trionfo significa una abdicazione della nazione nell'insieme della storia, abdicazione non a favore della pace universale bensì di altre nazioni. La pace mondiale è stata sempre unilateralmente voluta. la pax romana [...] ebbe praticamente un solo senso: ridurre una popolazione informe di milioni ad oggetto della volontà di potenza di schiere esigue di guerrieri. Questa pace mieté tra le popolazioni pacifiche un tale numero di vittime, che di fronte ad esse quelle della battaglia di Canne scompaiono. Il mondo babilonese, quello cinese, egiziano e indù passarono da un conquistatore all'altro pagando simili trapassi col sangue dei loro popoli. Questo rappresentò per loro la pace.
e qua mi fermo se no finisce che scrivo tutto il capitolo.. ^^'
giovedì 31 luglio 2008
letture estive
non avendo più niente da studiare, mi sto divertendo a spolverare un pò di filosofia contemporanea.. ^^'
niente di più leggero.. ^^'
cmq visto che col Livello siamo in ferie, posto un'intervista ad uno dei maggiori filosofi contemporanei, senz'altro il migliore italiano...
ovviamente non lo si vede in tele..
Emanuele Severino
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010712i.htm
Stralcio dell'intervista a Emanuele Severino dal titolo "C'è bisogno di una Grande Politica", tratta da "Ideazione" del luglio 2001.Nel 1969 Emanuele Severino, docente alla Cattolica di Milano dal 1954, lascia questa università. Al cuore della decisione una questione squisitamente filosofica: il famoso "ritorno a Parmenide", la consapevolezza dell'impossibilità che l'essente non sia. Una consapevolezza teoretica che è anche etica e politica: la crisi della filosofia e della cultura occidentale hanno origine nell'interpretazione parmenidea degli essenti. All'epoca, due sue opere, La struttura originaria del 1958 e Ritornare a Parmenide del 1964, attirano su Severino un processo vero e proprio, condotto dal Sant'Uffizio. Fecero scalpore e generarono anche fraintendimenti. Affermando che gli essenti sono nulla, il sistema di Parmenide è la prima forma di nichilismo, a cui farà seguito tutta la tradizione filosofica dell'Occidente, e a ciò intende contrapporsi il pensiero dei pensatore bresciano.
Professore, parlando di Giovanni Gentile lei ha fatto riferimento all'incapacità degli Italiani dì capire i propri grandi pensatori. Stava pensando anche alla sua vicenda?
"No, non pensavo a me stesso. E non parlavo dell'incapacità di tutti gli italiani. In Italia ci sono stati anche quelli che hanno capito l'importanza di Gentile. Penso per esempio a Ugo Spirito, a Guido Calogero, a Gustavo Bontadini. Ai miei occhi Gentile appartiene a quella triade di pensatosi decisivi che hanno compreso a fondo e determinato la crisi della tradizione occidentale. La triade, costituita da Leopardi, Nietzsche e Gentile porta l'essenza del pensiero occidentale alla sua formulazione più radicale. Di Gentile sentii parlare per la prima volta a 11 ami da mio fratello che studiava alla Normale di Pisa. E da allora non l'ho più perso di vista."
.Perché non considera altrettanto decisivi Heidegger, Russell o Wittgenstein?
"Perché Leopardi, Nietzsche e Gentile mostrano, anzi dimostrano l'impossibilità di un ritorno al passato, l'impossibilità dei valori fondamentali del passato. L'affermazione di Nietzsche che Dio è morto non è la battuta di un letterato. E l'espressione di una fondazione radicale. Tutto sta nel cogliere in cosa consista la radicalità di questa fondazione. Quando ci volgiamo verso Heidegger, invece, tale radicalità non c'è. Heidegger gode di un credito così ampio in tutti i settori della cultura filosofica, e non solo filosofica, perché lascia aperte le porte. Quando il pensatore dice "solo un Dio ci può salvare" vuol dire che ancora mantiene viva la figura, seppure ripensata, del divino da cui può giungere una qualche forma di salvezza, lascia una porta aperta. Quando Nietzsche afferma che Dio è morto chiude tale porta, la spranga, e mostra la necessità del suo essere sprangata. Così ancheGentile, sebbene in lui il linguaggio possa far pensare a una sorta di cristianesimo immanentistico. Non a caso molti dei suoi scolari (Guzzo, Sciacca, Battaglia, eccetera) sono stati esponenti del cosiddetto "spiritualismo cristiano""
.Con chi si trova in disaccordo?
"Ho del disaccordo quest'idea: che valga la pena provarlo di fronte a grandi discorsi. Il disaccordo rispetto alle cose mediocri non è un gioco, ma noia; e se fosse un gioco non varrebbe la candela. Comunque, se dovessi esprimere i miei gusti circa lo "stile" filosofico, direi che preferisco i filosofi del neopositivismo Schlick, Carnap, Neurath - rispetto ai filosofi francesi tipo Derrida o Deleuze. Il discorso di Derrida è un discorso di tutto rispetto. Mi sembra però che a volte il filosofo francese usi in maniera troppo disinvolta il linguaggio"
.In Italia lei ha molti seguaci?
"Ho molti discepoli di grande valore e ai vertici della carriera accademica. Ritengono ancora oggi che non si possa prescindere dal mio discorso filosofico. Certo, anche altri, che non la pensano come me, ritengono che non si possa prescindere dal mio pensiero. Direi quindi che i miei allievi si differenziano nel modo in cui tengono conto del mio discorso. Presentano istanze speculative che non sono presenti negli altri. Ad esempio ritengono fondamentale la riflessione sul senso dell'incontrovertibilità della verità, sul senso del rapporto tra verità e crisi della verità. Se dal loro punto di vista non si può prescindere dal mio discorso, è evidente, però, che non sono totalmente d'accordo con esso. Del, resto vorrei sapere quale pensatore - a cominciare (si parve licet) da Gesù Cristo - ha tutti i propri discepoli "totalmente" d'accordo con Lui. Ho un'altissima stima di Gesù come pensatore. Mi dispiace che lo si pensi poco come filosofo. Eppure è grande la sua idea che la Verità, per essere tale, deve essere espressa da Dio, e in quanto pronunciata deve essere parola sonante, carnale, e quindi espressa da un Dio incarnato".
Esiste un livello dei suo discorso applicabile alla politica. Se lei fosse un politico che farebbe?
"Il fenomeno dell'immigrazione è, ad esempio, molto pericoloso. Noi popoli privilegiati corriamo il rischio dì fare la fine di certe imbarcazioni alle quali motti si vogliono aggrappare, e che vanno a fondo. Questo non vuol dire che la struttura tecnologica vada a fondo, ma che l'apparato scientifico-tecnologico è in grado di operare "ricambi" di "materiale umano" al proprio interno. Il pericolo è per l'etnia bianca, la quale verrà progressivamente defenestrata. Questo discorso non è razzista: è una constatazione. Razzista è chi vede nell'appartenenza a una certa razza un valore. Io dico solo che l'immigrazione emarginerà le popolazioni occidentali la cui gioventù si va sempre più imbarbarendo nella dipendenza dalla televisione, dai video-giochi, dalla droga, dagli agi, eccetera, e ha contro di sé tipi umani sempre più numerosi che, ad esempio, fanno saltare se stessi pur di far saltare in aria il nemico. Il nostro tipo umano occidentale è incomparabilmente più fragile rispetto a quello dell'immigrato. Un politico che dica all'elettorato euro-occidentale: "A me non importa niente che tu te ne vada alla malora" non è un politico. Quindi, se io fossi un politico, è ovvio che lavorerei per la sopravvivenza della popolazione attualmente maggioritaria. Ma io non accetterei mai di essere un politico".
Perché?
"Perché a un filosofo si addicono le attività politiche - direbbe Aristotele - di tipo "architettonico". Ma più sono "architettoniche" più sono alte: ed è chiaro che non mi propongono di diventare presidente della Repubblica!".
niente di più leggero.. ^^'
cmq visto che col Livello siamo in ferie, posto un'intervista ad uno dei maggiori filosofi contemporanei, senz'altro il migliore italiano...
ovviamente non lo si vede in tele..
Emanuele Severino
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010712i.htm
Stralcio dell'intervista a Emanuele Severino dal titolo "C'è bisogno di una Grande Politica", tratta da "Ideazione" del luglio 2001.Nel 1969 Emanuele Severino, docente alla Cattolica di Milano dal 1954, lascia questa università. Al cuore della decisione una questione squisitamente filosofica: il famoso "ritorno a Parmenide", la consapevolezza dell'impossibilità che l'essente non sia. Una consapevolezza teoretica che è anche etica e politica: la crisi della filosofia e della cultura occidentale hanno origine nell'interpretazione parmenidea degli essenti. All'epoca, due sue opere, La struttura originaria del 1958 e Ritornare a Parmenide del 1964, attirano su Severino un processo vero e proprio, condotto dal Sant'Uffizio. Fecero scalpore e generarono anche fraintendimenti. Affermando che gli essenti sono nulla, il sistema di Parmenide è la prima forma di nichilismo, a cui farà seguito tutta la tradizione filosofica dell'Occidente, e a ciò intende contrapporsi il pensiero dei pensatore bresciano.
Professore, parlando di Giovanni Gentile lei ha fatto riferimento all'incapacità degli Italiani dì capire i propri grandi pensatori. Stava pensando anche alla sua vicenda?
"No, non pensavo a me stesso. E non parlavo dell'incapacità di tutti gli italiani. In Italia ci sono stati anche quelli che hanno capito l'importanza di Gentile. Penso per esempio a Ugo Spirito, a Guido Calogero, a Gustavo Bontadini. Ai miei occhi Gentile appartiene a quella triade di pensatosi decisivi che hanno compreso a fondo e determinato la crisi della tradizione occidentale. La triade, costituita da Leopardi, Nietzsche e Gentile porta l'essenza del pensiero occidentale alla sua formulazione più radicale. Di Gentile sentii parlare per la prima volta a 11 ami da mio fratello che studiava alla Normale di Pisa. E da allora non l'ho più perso di vista."
.Perché non considera altrettanto decisivi Heidegger, Russell o Wittgenstein?
"Perché Leopardi, Nietzsche e Gentile mostrano, anzi dimostrano l'impossibilità di un ritorno al passato, l'impossibilità dei valori fondamentali del passato. L'affermazione di Nietzsche che Dio è morto non è la battuta di un letterato. E l'espressione di una fondazione radicale. Tutto sta nel cogliere in cosa consista la radicalità di questa fondazione. Quando ci volgiamo verso Heidegger, invece, tale radicalità non c'è. Heidegger gode di un credito così ampio in tutti i settori della cultura filosofica, e non solo filosofica, perché lascia aperte le porte. Quando il pensatore dice "solo un Dio ci può salvare" vuol dire che ancora mantiene viva la figura, seppure ripensata, del divino da cui può giungere una qualche forma di salvezza, lascia una porta aperta. Quando Nietzsche afferma che Dio è morto chiude tale porta, la spranga, e mostra la necessità del suo essere sprangata. Così ancheGentile, sebbene in lui il linguaggio possa far pensare a una sorta di cristianesimo immanentistico. Non a caso molti dei suoi scolari (Guzzo, Sciacca, Battaglia, eccetera) sono stati esponenti del cosiddetto "spiritualismo cristiano""
.Con chi si trova in disaccordo?
"Ho del disaccordo quest'idea: che valga la pena provarlo di fronte a grandi discorsi. Il disaccordo rispetto alle cose mediocri non è un gioco, ma noia; e se fosse un gioco non varrebbe la candela. Comunque, se dovessi esprimere i miei gusti circa lo "stile" filosofico, direi che preferisco i filosofi del neopositivismo Schlick, Carnap, Neurath - rispetto ai filosofi francesi tipo Derrida o Deleuze. Il discorso di Derrida è un discorso di tutto rispetto. Mi sembra però che a volte il filosofo francese usi in maniera troppo disinvolta il linguaggio"
.In Italia lei ha molti seguaci?
"Ho molti discepoli di grande valore e ai vertici della carriera accademica. Ritengono ancora oggi che non si possa prescindere dal mio discorso filosofico. Certo, anche altri, che non la pensano come me, ritengono che non si possa prescindere dal mio pensiero. Direi quindi che i miei allievi si differenziano nel modo in cui tengono conto del mio discorso. Presentano istanze speculative che non sono presenti negli altri. Ad esempio ritengono fondamentale la riflessione sul senso dell'incontrovertibilità della verità, sul senso del rapporto tra verità e crisi della verità. Se dal loro punto di vista non si può prescindere dal mio discorso, è evidente, però, che non sono totalmente d'accordo con esso. Del, resto vorrei sapere quale pensatore - a cominciare (si parve licet) da Gesù Cristo - ha tutti i propri discepoli "totalmente" d'accordo con Lui. Ho un'altissima stima di Gesù come pensatore. Mi dispiace che lo si pensi poco come filosofo. Eppure è grande la sua idea che la Verità, per essere tale, deve essere espressa da Dio, e in quanto pronunciata deve essere parola sonante, carnale, e quindi espressa da un Dio incarnato".
Esiste un livello dei suo discorso applicabile alla politica. Se lei fosse un politico che farebbe?
"Il fenomeno dell'immigrazione è, ad esempio, molto pericoloso. Noi popoli privilegiati corriamo il rischio dì fare la fine di certe imbarcazioni alle quali motti si vogliono aggrappare, e che vanno a fondo. Questo non vuol dire che la struttura tecnologica vada a fondo, ma che l'apparato scientifico-tecnologico è in grado di operare "ricambi" di "materiale umano" al proprio interno. Il pericolo è per l'etnia bianca, la quale verrà progressivamente defenestrata. Questo discorso non è razzista: è una constatazione. Razzista è chi vede nell'appartenenza a una certa razza un valore. Io dico solo che l'immigrazione emarginerà le popolazioni occidentali la cui gioventù si va sempre più imbarbarendo nella dipendenza dalla televisione, dai video-giochi, dalla droga, dagli agi, eccetera, e ha contro di sé tipi umani sempre più numerosi che, ad esempio, fanno saltare se stessi pur di far saltare in aria il nemico. Il nostro tipo umano occidentale è incomparabilmente più fragile rispetto a quello dell'immigrato. Un politico che dica all'elettorato euro-occidentale: "A me non importa niente che tu te ne vada alla malora" non è un politico. Quindi, se io fossi un politico, è ovvio che lavorerei per la sopravvivenza della popolazione attualmente maggioritaria. Ma io non accetterei mai di essere un politico".
Perché?
"Perché a un filosofo si addicono le attività politiche - direbbe Aristotele - di tipo "architettonico". Ma più sono "architettoniche" più sono alte: ed è chiaro che non mi propongono di diventare presidente della Repubblica!".
giovedì 3 maggio 2007
LACEDEMONI!!!!!!

consiglio di lettura.......splendido libro....
l'ho appena finito di leggere, sull'onda emotiva di 300, e devo dire che è una bomba.
fa immergere completamente nell'atmosfera dell'antica Grecia, rivivendola attraverso gli occhi di un ragazzo, sfuggito alla distruzione della sua città ed accorso di sua volontà a Sparta.
Il libro giusto per rivivere l'epopea di Leonida e Serse, Dienece e Polinice e tutti gli altri eroi caduti alle Termopili..........
"O xein', angéllein Lakedaimonìois hoti tède kéimetha, tois kéinòn hrémasi peithòmenoi"
(O viandante, annuncia a Lacedemone che noi qui giaciamo in obbedienza alle sue leggi)
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